Il Centro di Salute Mentale di Tolmezzo, l’Associazione ATSaM Alto Friuli e il movimento La Carnia è Donna l’8 marzo ritrovano insieme nella giornata della donna un’importanza politica sfumata negli anni.
Le donne e gli uomini che numerosi hanno partecipato, non sono arrivati per far festa, ma per mostrare i loro volti, per ascoltare interventi di altre donne. Seduti vicino per una giornata importante, per alcuni un'esperienza nuova. Uniti nella contrarietà della banalizzazione della ricorrenza per una trasformazione sociale che punta al suo riconoscimento e alla sua valorizzazione opponendo alla logica oggettivante il riconoscimento della soggettività, il valore forte della differenza, della specificità,del riconoscimento dei saperi e dei bisogni diversi.
L’incontro si è aperto con il saluto della responsabile del Centro di Salute Mentale Tiziana Gon, Adele Nardelli per l’associazione Atsam, ripercorrendo la storia ha significato la ricorrenza che va ben oltre al piacere di una simpatica serata tra amiche. Ha concluso Petra Zanier ricordando l’iniziativa che domenica 13 febbraio ha visto scendere nelle piazze italiane molte donne per manifestare il proprio dissenso alla nuova immagine di donna e per riflettere, cosi come è avvenuto a Tolmezzo sotto lo slogan La Carnia è donna!
La proiezione del documentario prodotto dalla Commissione delle Pari Opportunità della Carnia e della comunità Montana della Carnia dal titolo “di donna in donna incanto” racconta di storie di donne e porta un’immagine che piace, le note e le parole di Gigi Maieron arricchiscono e fanno da cornice alla serata che si conclude con alcuni sentiti interventi, la lettura di poesie, un momento conviviale al quale tutti hanno partecipato portando qualcosa.
Una precisa volontà di stare con gli altri dunque, ognuno con il suo volto, la sua storia, la sua età, lo sforzo di ascoltare non solo le parole ma la loro eco per imparare nuove risposte.
E' questo che oggi ancora una volta ci preme affermare riconoscendo come valore forte la differenza e la specificità, opponendosi alle logiche dell’unicità del reale per far emergere soggettività diverse, che riconoscano la diversità dei bisogni, costruiscano percorsi di salute e qualità di vita per le donne e non solo.
Scarselletti Cristina
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