mercoledì 5 maggio 2010

Tango: in scena il dramma dei desaparecidos


Sabato 8 maggio, alle ore 21.00, presso l’Auditorium Candoni di Tolmezzo, la Compagnia Teatrale “Siro Angeli” di Cavazzo Carnico porterà in scena “Tango”, opera teatrale scritta da Francesca Zanni (autrice, drammaturga, regista e attrice romana), incentrata sulla vicenda dei figli dei desaparecidos, vittime della dittatura militare argentina fra il 1976 al 1983. Lo spettacolo che vedremo sul palco tolmezzino il prossimo fine settimana è diretto da Francesca Agostinis. La regista, assieme a Denis Patatti, è anche interprete di questa significativa rappresentazione di denuncia sociale. L'ingresso è libero e il ricavato verrà devoluto ad alcune associazioni che si occupano di diffondere la storia dei desaparecidos e che si sono costituite anche come parte civile contro i militari argentini responsabili della scomparsa di molti cittadini.
OT ha intervistato i due protagonisti, Francesca Agostinis e Denis Patatti:


Che ragione vi ha spinto a portare in scena un testo sui desaparecidos?
La cosa più terribile della dittatura argentina è che questi militari di regime sono riusciti nei loro orribili intenti. Trentamila persone sono scomparse, trentamila vite sono state spezzate, trentamila storie sono state cancellate. Sono passati più di trent’ anni dalla fine di quella tragedia, ma ancora oggi sappiamo poco o niente sui fatti realmente accaduti. Gli autori di questa drammatica pagina di storia hanno fatto sparire tutto, persone, cose, notizie, documenti, storie... Si sono macchiati di crimini atroci contro l'intera popolazione, hanno rapito, torturato, segregato e barbaramente ucciso migliaia di persone, rimanendo liberi e impuniti. Le madri e le nonne dei desaparecidos si radunano ancora oggi davanti alle sedi delle più importanti autorità di Buenos Aires per sapere che fine abbiano fatto i loro figli e i loro nipoti. Attraverso tutti i mezzi a loro disposizione cercano di far sapere al mondo intero quello che è successo, per far uscire la verità. Lottano con tutte le forze per avere giustizia, per mandare avanti i processi che in moltissimi casi non sono ancora nemmeno iniziati.
Nel nostro piccolo abbiamo quindi cercato di legare la nostra passione per il teatro con il bisogno concreto di far parlare queste persone "senza voce". Grazie al testo di Francesca Zanni abbiamo prestato loro il nostro volto e il nostro corpo, permettendo di raccontare la loro storia attraverso la nostra voce. Proviamo quindi, attraverso questo lavoro, a contribuire a diffondere sempre più la conoscenza di queste atroci storie su cui è calato l'oblio. Sperando che un giorno tutte le vittime di quella disumana vicenda possano avere giustizia.
E' stato difficile da attori confrontarsi con una tematica così drammatica?
Molto difficile. La criticità più grande  per noi, che siamo degli “amatori” e non attori professionisti, è stata quella di cercare di rendere al meglio la realtà di situazioni e fatti altamente tragici. Ci siamo trovati a rappresentare circostanze e condizioni di cui non potevamo certo avere un'esperienza diretta. Non c’era un vissuto da cui prendere spunto, proprio per questo motivo abbiamo avuto subito una doppia consapevolezza: sia della vera difficoltà nel rappresentare l'opera, sia della brutalità fisica e psicologica che hanno dovuto sopportare i desaparecidos.
Nella regia di Francesca Agostinis quanto si sente la mano di Francesca Zanni, l'autrice e regista del pezzo originale?
Lo spettacolo originale di Francesca Zanni, andato in scena a Roma, è caratterizzato da una forma di comunicazione con il pubblico molto simile alla cronaca ed estremamente veloce. Noi abbiamo preferito cercare di far rivivere emotività dei personaggi rallentando alcune parti, cercando di far avvicinare lo spettatore all'ambiente, al tempo, al luogo, alla situazione del momento.
Che messaggio sperate di fare passare e quale risposta vi attendete dal pubblico di Tolmezzo?
Non c'è un solo messaggio che deve passare. Quello che faremo vedere è uno spaccato reale della dittatura, ma anche un pezzo della realtà odierna. È una storia che viene raccontata in tempi distanti tra loro, in luoghi diversi, e da persone apparentemente lontane. È una storia come altre trentamila. I messaggi che passano al suo interno sono molteplici. Noi quindi speriamo che le persone ascoltino le voci dei personaggi e ne parlino.  Diffondere la verità è l'unica arma che hanno a disposizione le nonne e le madri di Plaza de Mayo per sperare di ottenere giustizia.
(Articolo e intervista a cura di Annalisa Bonfiglioli)

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